Back Where I Belong.

Il guardare gli edifici passare senza sapere dove mi trovo, senza dover pensare a niente.

Birretta della partenza in aeroporto con Fuchiko
(Mi scuso per non averlo menzionato prima, ma dovevo fare una sorpresa ai miei amici)

Dopo due anni, sono tornata in Italia.
Due anni eh, no due mesi. Naturale che rimanga senza sapere cosa dire per tre-quattro settimane. Senza contare il fatto che appena tornata a Tokyo mi sono ammalata. Comunque è stato bello, per tante ragioni.

Ragione1: Dopo due anni ho rivisto famiglia e amici. Che skype è una figata e tutto quanto, ma vedere le persone senza limiti di risoluzione è un'altra cosa. E poi un abbraccio è un abbraccio. Non sapevo bene come sarebbe stato rivedere tutti, ma stranamente non ero preoccupata. Andare via filtra le amicizie, tutto quello che era intorno a te solo per caso viene spazzato via e rimane solo ciò che conta. Come gli occhi grandi color ghiaccio, la risata scema, le serate seduta nel mio angolino del bar.

Fuchiko feat. i biscotti e il liquore fatti in casa
Ragione2: Dopo due anni ho viaggiato. Da sola.
Dovete sapere che in due anni, essendo concentrata su tutt'altri obiettivi, non ho avuto l'occasione di viaggiare come facevo quando abitavo in valle. Il motivo è che il primo anno, essendo studente, non avevo i soldi e il secondo anno, quando ho trovato lavoro, avevo soldi ma non avevo tempo. Quindi viaggiare mi mancava immensamente.
Gli spazi ampi dell'aeroporto, i sedili, le sale d'aspetto. I treni italiani. I tempi morti.
Ore e ore di silenzio - che ogni tanto hai bisogno anche di riposarti la bocca. E la mente che viaggia. La nostalgia di scrivere a penna sul taccuino da viaggio.
Silenzio.
Cazzo quante cose avevo da dirmi.



Ragione3: per spiegare questa qui devo fare una cosa un po' Martin Luther King.
Dovete sapere che io adoro viaggiare. Ma tanto proprio. Quando ero in Italia avevo bisogno di fare un viaggio almeno ogni 6 mesi, sennò scleravo. Ecco, la caratteristica che accomunava tutti i miei viaggi era una: l'ansia del ritorno.
Il dover ritornare a casa dopo un'esperienza stupenda.
Il dover ricominciare a lavorare rinchiusa in un ufficio 8 ore al giorno.
Il ritorno alla routine di tutti i giorni dalla quale stavo cercando di scappare.
Rendersi conto che tutto quello che avevo fatto, visto, vissuto non era parte della mia vita.
Ecco, io... io avevo un sogno.
Il sogno di essere felice di tornare a casa. Il sogno di partire per un viaggio, eccitata per la destinazione, e ritornare dal viaggio eccitata per il ritorno. Il sogno di sentire, quando tornavo, che stavo ritornando a casa. Una casa che avevo scelto io.
Ecco. Gennaio 2015, seduta con una Asahi in mano di fronte al mio tramonto Tokyota, posso dire che questo non è più un sogno.

Arcobaleno rovescio, Venezia

Cammino velocemente sul nastro trasportatore, l'innaturale velocità che ne risulta mi fa sentire più alta, più slanciata, più leggera. Mi mancavano gli aeroporti.

Brother grooming
Mi ero dimenticata di quanto freddo facesse qui. E io che mi lamentavo per il freddo di Tokyo. Ma il freddo del mare è diverso da quello della montagna. Qui la temperatura ama scendere sotto zero nelle mattine limpide e l'aria è compatta come un muro e affilata come un rasoio. Al mare c'è il vento, e il freddo ti colpisce come le onde, niente protezione delle montagne.
Certo, qui fa più freddo - ma è il MIO freddo. Quello che mi ha temprata per 25 anni. E ho scoperto che riesco a sopportare molto meglio questo gelo tagliente di quello del vento che arriva dal mare.

In fondo, sono figlia delle montagne.




I've been gone way too long
and I'm back where I belong.




4 rockers:

  1. Che bello. Bel sogno, bellissimo realizzarlo. Tutto il resto l'abbiamo già detto.
    Un abbraccio (virtuale)

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    1. Grazie. DIfficile coprire tutte le emozioni in un solo post, quindi mi sono limitata all'essenziale :)

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  2. tanto, tanto, tanto orgoglioso di te! ^_^

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    1. Grazie. Abbraccio mega-stritolante :)

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